INCONTRI SOTTO

Niente di sovversivo, ma semplici pratiche collettive di UNIVERSITÀ
CRITICA
I
FATTI
Le lotte dei migranti hanno una lunga tradizione a Brescia. Altrettanto lunghe
sono le espressioni di solidarietà attiva, da una parte, e gli attacchi
diffamanti e discriminatori, dall’altra. Mai però l’università è stata
coinvolta manu militari in queste
lotte di emancipazione e nei tentativi privati e di Stato di reprimerle. Lunedì
8 novembre 2010, dopo dure cariche delle forze dell’ordine, con fermi, arresti
e feriti, la facoltà di economia è assediata da polizia e carabinieri in
assetto antisommossa. Obiettivo: impedire ogni gesto di solidarietà popolare ai
migranti che, dal 30 ottobre, sono su una gru adiacente all’università (nel
cantiere per la realizzazione della metropolitana), in lotta contro quella che
definiscono una “sanatoria-truffa” e, più in generale, per rivendicare i loro
diritti. Ma soprattutto, lo stato d’assedio instaura di fatto un regime di
embargo nei confronti dei migranti sulla gru, tagliando loro acqua, cibo, mezzi
di comunicazione e coperte asciutte per ripararsi dal freddo e dalla pioggia.
Nell’isolare i migranti in lotta, l’assedio isola anche l’università e blocca
una delle principali vie d’accesso al centro storico della città. L’accesso
alla facoltà di economia è impedito a chiunque non abbia un tesserino
universitario e un documento d’identità e, in alcuni casi (secondo la
discrezione dei tutori dell’ordine pubblico), anche a chi ce li ha.
Un momento di approfondimento e di discussione pubblica nello spazio
antistante la facoltà, in cui si è formato un presidio spontaneo di sostegno
alla lotta dei migranti e contro la militarizzazione della città.
All’iniziativa sono intervenuti anche i professori Terenzio Maccabelli e
Cristina Alessi della facoltà di economia, Antonio d’Andrea e Arianna Carminati
della facoltà di Giurisprudenza, il lavoratore tecnico-amministrativo Alberto
Benassa dell’ateneo di Brescia e la professoressa Sandye Gloria-Palermo della
facoltà di diritto ed economia dell’università di Nizza. Ovviamente, non scrivo
in loro nome, ma parlo solo per me:
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Non rendo conto a nessuna autorità che stabilisce chi entra
nell’università e chi invece deve restarne fuori. L’università è luogo di
critica scientifica, non di obbedienza al potere. Perciò, quando ragioni di
“ordine pubblico” impediscono alla società di entrare nell’università, gli
universitari escono dall’università e dialogano con la società. La sola scienza che riconosco non sta al servizio del
potere, né del mercato, ma della società. |
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I diritti per pochi sono privilegi
I diritti a pagamento sono merci
I diritti non si meritano… si conquistano!
LE
REAZIONI
GRIMOLDI.
Il deputato della Lega nord
padania, Paolo Grimoldi, ha depositato un’interrogazione parlamentare
indirizzata al ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca,
Mariastella Gelmini, al ministro della giustizia, Angelino Alfano, e al
ministro dell’interno, Roberto Maroni, in cui ritiene “vergognoso che alcuni di
questi docenti siano usciti in mezzo alla piazza muniti di megafono incitando
gli immigrati ad entrare illegalmente nel nostro paese … Si è evidentemente
trattato di un atteggiamento ai limiti della istigazione a commettere un reato
o comunque a violare le leggi” (nel testo diffuso ai giornali: “al limite della
sovversione”). “Sempre gli stessi docenti hanno invitato gli studenti ad uscire
dalle aule universitarie e a recarsi davanti ai cordoni della polizia con
chiaro intento provocatorio”. Infine, “non è assolutamente tollerabile
l'atteggiamento di chi ritiene di poter utilizzare le facoltà per scopi
estranei alle funzioni proprie; sul sito dell'ateneo (http://www.eco.unibs.it/palermo),
uno dei manifestanti, professor Palermo, utilizza gli spazi per diffondere idee
politiche” (Interrogazione a risposta scritta, 4/09660 Camera dei deputati,
presentata il 23 nov 2010). Grimoldi teme soprattutto che il prossimo passo sia
“una bella lezione sulla stella a cinque punte e sulla necessità della lotta
armata” (
BECCALOSSI. L’onorevole Viviana Beccalossi, del Partito della libertà, ha
protestato presso il rettore dell’università, professor Sergio Pecorelli, indignata
soprattutto per il “pugno chiuso” (Bresciaoggi,
12 nov 2010).
ROLFI. Si “rattrista molto” il vicesindaco di Brescia, Fabio Rolfi (Lega
nord), “per il salto temporale” che gli facciamo fare, “che lo riporta al
GHEZZI. Ormonale la reazione di Andrea Ghezzi, consigliere comunale a
Brescia, vicecapogruppo del Popolo della libertà, che di questi “cattivi
maestri” ne ha “le palle piene” (QuiBrescia,
11 nov 2010).
UNIVERSITARI PADANI. Si indignano infine gli universitari padani “per
l’atteggiamento vergognoso dimostrato da alcuni professori”. Contro queste
“vere e proprie operazioni di indottrinamento degne del peggiore bolscevismo
sovietico", chiedono “ai presidi e al rettore di richiamare alla
disciplina quei baroni convinti di poter fare il lavaggio del cervello agli
studenti” (QuiBrescia, 10 nov 2010).
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PARLAMENTO |
STAMPA LOCALE |
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LEGA NORD PADANIA Movimento universitario padano, 11
nov 2010 Movimento universitario padano, 14
nov 2010 |
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STAMPA NAZIONALE |
SITI INTERNET Brace brace
brace, 12 nov 2010 |
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Un ringraziamento ai Giovani
padani per l’interesse mostrato nei confronti di questa iniziativa.
Scarica i video direttamente dal loro sito: http://www.mgpbrenno.leganord.org/videotemp.htm Per completezza di cronaca, invito a mettere in rete
anche le conclusioni (a pugno chiuso). |
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LOTTA DURA,
SENZA PAURA!